OGGI E' LA SEGAVECCHIA: L'ANTICA TRADIZIONE ROMAGNOLA CHE SALUTA L'INVERNO
Brisighella, 15.03.26 – Anche quest'anno alcune piazze Romagnole si sono animate con la Segavecchia, l'antica festa di metà Quaresima che ha scandito il calendario della tradizione popolare dal 7 al 15 marzo 2026.
Il nome della ricorrenza deriva dal gesto simbolico che ne costituisce il cuore: il taglio della Vecchia. In molti centri romagnoli la protagonista è un grande fantoccio di cartapesta destinato ad essere segato in pubblico, mentre altrove la figura è travestita in carne e ossa, incaricata di distribuire dolci ai bambini tra l'allegria generale.
Secondo la tradizione, le origini della festa risalirebbero al Medioevo: una vecchia dai costumi discutibili, rea di aver consumato carne durante il periodo di astinenza quaresimale, sarebbe stata condannata alla pena esemplare di essere segata viva. Alcuni documenti ne attestano l'esistenza già nel XIV secolo, ma le radici sembrano spingersi molto più indietro nel tempo.
Gli studiosi del folklore romagnolo fanno risalire la Segavecchia ad antichi riti celtici legati al ciclo vita-morte-vita e alle celebrazioni del mondo rurale. La Vecchia segata rappresenterebbe così la morte simbolica dell'inverno e il ritorno della primavera, stagione carica di frutti e di doni per le comunità contadine. In questo senso la Segavecchia si affianca idealmente a un'altra tradizione radicata specialmente nel nostro territorio: i Lum a Mèrz, i fuochi accesi nelle aie di campagna e in alcune feste paesane all'inizio di marzo per illuminare e propiziare il risveglio della natura. Due riti distinti nelle forme, ma uniti da uno stesso spirito ancestrale: salutare la fine dell'inverno e invocare la rinascita della primavera. È proprio questo strato di mistero e di simbolismo millenario a fare della Segavecchia e dei lumi a marzo, due delle tradizioni popolari più radicate e amate dell'intera Romagna.
In foto: la Sega Vecchia di Forlimpopoli
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Il nome della ricorrenza deriva dal gesto simbolico che ne costituisce il cuore: il taglio della Vecchia. In molti centri romagnoli la protagonista è un grande fantoccio di cartapesta destinato ad essere segato in pubblico, mentre altrove la figura è travestita in carne e ossa, incaricata di distribuire dolci ai bambini tra l'allegria generale.
Secondo la tradizione, le origini della festa risalirebbero al Medioevo: una vecchia dai costumi discutibili, rea di aver consumato carne durante il periodo di astinenza quaresimale, sarebbe stata condannata alla pena esemplare di essere segata viva. Alcuni documenti ne attestano l'esistenza già nel XIV secolo, ma le radici sembrano spingersi molto più indietro nel tempo.
Gli studiosi del folklore romagnolo fanno risalire la Segavecchia ad antichi riti celtici legati al ciclo vita-morte-vita e alle celebrazioni del mondo rurale. La Vecchia segata rappresenterebbe così la morte simbolica dell'inverno e il ritorno della primavera, stagione carica di frutti e di doni per le comunità contadine. In questo senso la Segavecchia si affianca idealmente a un'altra tradizione radicata specialmente nel nostro territorio: i Lum a Mèrz, i fuochi accesi nelle aie di campagna e in alcune feste paesane all'inizio di marzo per illuminare e propiziare il risveglio della natura. Due riti distinti nelle forme, ma uniti da uno stesso spirito ancestrale: salutare la fine dell'inverno e invocare la rinascita della primavera. È proprio questo strato di mistero e di simbolismo millenario a fare della Segavecchia e dei lumi a marzo, due delle tradizioni popolari più radicate e amate dell'intera Romagna.
In foto: la Sega Vecchia di Forlimpopoli
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