I GEOLOGI CENSISCONO LE FRANE PER INDIVIDUARE ANCHE IL MINIMO DISSESTO
Con il terreno così saturo e imbevuto di acqua è normale che ci sia qualche attivazione di versante di frana che non era stato precedentemente visionato, magari c’erano i “sintomi” ma non c’era ancora lo scivolamento. Quindi, potrebbero esserci nuove frane, ma andando avanti, con il caldo estivo, il terreno si asciuga e la probabilità di manifestarsi di nuove frane diminuisce.
Il nostro territorio ha già un dissesto idrogeologico in sé, bastano poche piogge, a volte anche dei temporali estivi, per assistere a erosioni di versante o a frane. Con una piovosità come quella che c’è stata, con due eventi successivi importanti del 2 e del 3 maggio e del 16 e del 17 maggio, questi terreni, che sono prevalentemente costituiti da argilla e da sabbia più o meno cementata, insieme all’acqua costituiscono un mix micidiale:
piove, l’acqua si infiltra nel terreno attraverso la porosità, le fessure e le fratture che ci sono nello stesso terreno, scende in profondità, raggiunge determinate superfici e le lubrifica, satura il terreno, che aumenta di peso, e – non dimenticando che siamo su versanti in pendenza – tutto questo provoca la frana, che può essere piccola o anche molto grande.
Da giorni, ed anche in queste ore, i geologi, stanno verificando il territorio colpito dagli eventi calamitosi al fine di censire i movimenti franosi. E’ un lavoro importante che alza il livello di sicurezza del territorio.
“In questa fase è fondamentale individuare tutte le frane, mettere in sicurezza i versanti e cercare di recuperare la viabilità definita secondaria ma che invece, soprattutto per i piccoli borghi dell’Appennino è di prioritaria importanza” spiega Paride Antolini, Presidente Ordine Geologi dell'Emilia Romagna “Fin da ora è possibile una classificazione in tre tipi di dissesto e relativi interventi:
Interventi complessi;
interventi che riguardano strade coinvolte parzialmente da frane (sede stradale interrotta o parzialmente interrotta);
interventi che riguardano le scarpate delle sedi stradali e risolvibili con movimenti terra.
L’Ordine dei Geologi dell’Emilia – Romagna, ringrazia i geologi che da giorni stanno operando sul campo, in mezzo al fango, tra la gente, per cercare di contribuire alla messa in sicurezza del territorio!” conclude Antolini.


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