LINEA FAENZA-FIRENZE: RFI NON CI STA A FARE DA BERSAGLIO, "NON TOCCA A NOI METTERE IN SICUREZZA LE MONTAGNE"

 Rfi ai sindaci: «Investimenti importanti, non sta a noi mettere in sicurezza le frane»

La replica dopo la dura nota: «La linea Faenza-Marradi è ritenuta strategica e la spesa di 15 milioni per ripristinarla lo dimostra»
 
Articolo pubblicato ieri dal Resto nel Carlino a firma Filippo Donati.
 
A Rete ferroviaria italiana non sono andati giù i toni usati dai sindaci nel comunicato con cui puntavano il dito contro le difficoltà emerse sulla linea Faenza-Firenze in occasione dei tre giorni di fermo imposti ai treni a causa delle allerte meteo e dell’entrata in funzione del sistema di monitoraggio delle frane. Giornate di tregenda per chi doveva spostarsi tra Faenza, Brisighella, Marradi e Borgo San Lorenzo, tali da spingere i quattro sindaci a chiedere congiuntamente che «ognuno si prenda le sue responsabilità».Le Ferrovie tuttavia, dopo gli investimenti da 15 milioni di euro per ripristinare la linea tra Faenza e Marradi e mettere a punto il sistema di allerta Sanf, non ci stanno a fare da bersaglio. «Non tocca a Rfi mettere in sicurezza montagne e colline che incombono a decine di metri dal tracciato dei binari»: è questo il senso dell’irritazione che si respira nella galassia Trenitalia dopo le critiche piovute nei giorni scorsi.Di chi è la competenza su quei tratti di collina che paiono più a rischio sotto il fronte franoso? Si tratta forse di terreni privati o appartenenti al demanio, ma certamente non di proprietà di Rfi, e sui quali dunque le Ferrovie non hanno possibilità di intervenire, «a meno che qualcuno non ci chieda di siglare un accordo in proposito per mettere a disposizione i nostri professionisti o i nostri tecnici, cosa che al momento non si è verificata». Da parte di Rfi, dopo i disguidi nella messa a disposizione dei bus nelle scorse giornate, arriva una rassicurazione: «la linea Faenza-Marradi è ritenuta strategica e gli investimenti fatti di recente lo dimostrano. I numeri parlano da soli: cifre di quel tipo sono normalmente impiegate per tracciati solcati da un volume di passeggeri decisamente maggiore. Se si è deciso di investire è perché la ferrovia faentina non è minimamente ritenuta secondaria». Rfi rilancia la palla nel campo avversario anche per quanto riguarda i tempi legati al sistema di allerta e alla predisposizione di bus sostitutivi: «evidenziamo che lo scattare dell’allerta arancione o rossa concede un certo preavviso per mettere a disposizione di romagnoli e toscani bus e autisti – proseguono da Rfi – mentre quando invece a scattare è il sistema di allerta Sanf, quello cioè legato ai sensori che monitorano gli eventuali movimenti delle porzioni di terreno a rischio frana, come avvenuto sabato, allora la chiusura della ferrovia è immediata. Ai treni ancora in viaggio viene consentito di arrivare a destinazione, dopodiché la circolazione è interrotta. Questo chiaramente implica che i bus e i loro autisti ci mettano un po’ ad entrare in servizio». Quanto può durare una situazione simile? La risposta, sembra di capire, non corre sui binari delle ferrovie, ma su altri, e cioè su quelli di chi – a questo punto non è chiaro in quale punto della catena burocratico-amministrativa – dovrebbe mettere in sicurezza quelle porzioni di territorio che incombono sul tracciato della Faenza-Firenze.

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