IL SINDACO PEDERZOLI SUL NUOVO PAI-PO: "PRIORITARIO IL DRAGAGGIO DEGLI ALVEI. LE AREE A TRACIMAZIONE CONTROLLATA SONO IN REALTÀ INCONTROLLATE"
Brisighella, 14.03.26 - Il dibattito sul nuovo Piano di Assetto Idrogeologico del bacino del Po — elaborato in risposta alle devastanti alluvioni del 2023 e del 2024 — entra nel vivo anche nelle colline brisighellesi. Il neo segretario generale dell'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po ha recentemente firmato un decreto che posticipa al termine di maggio la scadenza per la presentazione di osservazioni al documento, aprendo una fase di confronto più ampia con i territori.
I sindaci della provincia di Ravenna si sono già mossi in modo coordinato, sottoscrivendo un comunicato congiunto con il quale avanzano richieste precise e sollecitano un canale di dialogo più strutturato tra l'Autorità di Bacino e gli enti locali. In questo quadro, il sindaco di Brisighella, Massimiliano Pederzoli, ha deciso di andare oltre, portando all'attenzione delle istituzioni competenti una serie di istanze specifiche legate alla realtà del proprio territorio.
Il primo cittadino del borgo medievale esprime innanzitutto una critica netta alla classificazione delle cosiddette aree a tracimazione controllata, che a suo avviso non corrispondono alla realtà: nella pratica, sostiene Pederzoli, si tratta di zone dove il controllo è di fatto assente. Al centro della sua proposta c'è la necessità di intervenire fisicamente sui corsi d'acqua attraverso un dragaggio radicale degli alvei fluviali, che in molti punti hanno perso profondità a causa del deposito pluridecennale di ghiaie e dell'impossibilità, normativa e logistica, di estrarle.
Non è tutto. Il sindaco chiede anche un intervento sistematico sulla vegetazione che cresce lungo le aste fluviali: uno sfalcio e taglio capillare che, secondo Pederzoli, consentirebbe di accelerare il deflusso delle acque e di ridurre la resistenza idraulica dei corsi d'acqua. A questo si aggiunge la questione della fauna fossoria — nutrie e istrici in particolare — che il primo cittadino definisce specie non autoctone e altamente dannose per l'integrità degli argini.
Solo dopo aver completato questi interventi preliminari, e dove risultasse effettivamente necessario a protezione dei centri abitati, Pederzoli ritiene opportuna la realizzazione di casse di espansione, purché dotate di manufatti di ingresso e uscita delle acque e presidiate da personale qualificato. Qualsiasi opera di questo tipo, sottolinea, dovrà essere preceduta da studi idrologici approfonditi sulle portate dei fiumi coinvolti, definendo con chiarezza quale livello di rischio residuo la collettività sia disposta ad accettare.
Le osservazioni del sindaco di Brisighella si inseriscono in un dibattito cruciale per tutta la pianura e la collina romagnola, dove le ferite delle ultime alluvioni sono ancora aperte e la necessità di una pianificazione idraulica credibile e condivisa resta una priorità assoluta.
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I sindaci della provincia di Ravenna si sono già mossi in modo coordinato, sottoscrivendo un comunicato congiunto con il quale avanzano richieste precise e sollecitano un canale di dialogo più strutturato tra l'Autorità di Bacino e gli enti locali. In questo quadro, il sindaco di Brisighella, Massimiliano Pederzoli, ha deciso di andare oltre, portando all'attenzione delle istituzioni competenti una serie di istanze specifiche legate alla realtà del proprio territorio.
Il primo cittadino del borgo medievale esprime innanzitutto una critica netta alla classificazione delle cosiddette aree a tracimazione controllata, che a suo avviso non corrispondono alla realtà: nella pratica, sostiene Pederzoli, si tratta di zone dove il controllo è di fatto assente. Al centro della sua proposta c'è la necessità di intervenire fisicamente sui corsi d'acqua attraverso un dragaggio radicale degli alvei fluviali, che in molti punti hanno perso profondità a causa del deposito pluridecennale di ghiaie e dell'impossibilità, normativa e logistica, di estrarle.
Non è tutto. Il sindaco chiede anche un intervento sistematico sulla vegetazione che cresce lungo le aste fluviali: uno sfalcio e taglio capillare che, secondo Pederzoli, consentirebbe di accelerare il deflusso delle acque e di ridurre la resistenza idraulica dei corsi d'acqua. A questo si aggiunge la questione della fauna fossoria — nutrie e istrici in particolare — che il primo cittadino definisce specie non autoctone e altamente dannose per l'integrità degli argini.
Solo dopo aver completato questi interventi preliminari, e dove risultasse effettivamente necessario a protezione dei centri abitati, Pederzoli ritiene opportuna la realizzazione di casse di espansione, purché dotate di manufatti di ingresso e uscita delle acque e presidiate da personale qualificato. Qualsiasi opera di questo tipo, sottolinea, dovrà essere preceduta da studi idrologici approfonditi sulle portate dei fiumi coinvolti, definendo con chiarezza quale livello di rischio residuo la collettività sia disposta ad accettare.
Le osservazioni del sindaco di Brisighella si inseriscono in un dibattito cruciale per tutta la pianura e la collina romagnola, dove le ferite delle ultime alluvioni sono ancora aperte e la necessità di una pianificazione idraulica credibile e condivisa resta una priorità assoluta.
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