IL GUFO 1987-2026: DA SOGNO AVVENIRISTICO DI UGO MONTI A CENERE. UN INCENDIO CANCELLA IL SIMBOLO SEPPUR IN DEGRADO, DI UN PEZZO DI STORIA DI BRISIGHELLA
Brisighella, 03.05.26 - C'è chi lo ricorda per la pista idraulica che si alzava come un palco nel cuore della notte, chi per le serate con gli amici prima che i capelli grigi diventassero un problema, e chi semplicemente per quella sensazione di entrare in un posto diverso da tutto il resto. Il Gufo di Brisighella non era una discoteca qualunque. Era un'idea, un progetto ambizioso nato dalla mente di un uomo che aveva già fatto la storia della musica romagnola. E nella notte scorsa, un devastante incendio ha cancellato per sempre quello che ne restava.
Le radici: Ugo Monti e il sogno di una vita
Per capire Il Gufo bisogna partire da chi lo ha immaginato. Ugo Monti non era un imprenditore qualunque del divertimento: era un musicista, cofondatore insieme a Walter Bentini dell'orchestra folk "Bentini & Monti", una delle formazioni più amate della Romagna degli anni Sessanta, quando le balere erano il cuore pulsante della socialità contadina e operaia di questa terra.
A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, Monti cominciò a maturare una visione diversa. Lo racconta lui stesso in un'intervista apparsa su "La Palla" nell'aprile 1987, pochi mesi dopo l'inaugurazione del locale: «Io lavoravo con un amico, Walter Bentini, che un giorno mi disse: dove andiamo a suonare è sempre pieno, perché allora non farci un locale in proprio? Venne così il Jolly di Faenza, poi la Settimana Faentina, anche il Festival di Castrocaro, che fu un'invenzione tutta nostra anche se pochi lo sanno. L'esperienza nel campo orchestrale mi aiutava a capire cosa fare, a conoscere il pubblico e le sue esigenze».
Un percorso lungo e coerente, dunque, che nel 1987 trovò il suo sbocco naturale nell'apertura de Il Gufo, in quella posizione strategica proprio accanto alle storiche Terme di Brisighella.
Una struttura mai vista prima
Il Gufo apriva i battenti con caratteristiche tecniche e architettoniche che, per l'epoca, non avevano precedenti in Romagna — e probabilmente in buona parte d'Italia. La struttura si sviluppava su oltre 4.000 metri quadrati, con una capienza di circa 2.000 persone a sera.
La caratteristica che faceva restare a bocca aperta era la pista idraulica: un sistema meccanico potente e sofisticato, collocato nel piano interrato, permetteva alla parte centrale della pista da ballo di elevarsi rispetto al resto del pavimento, trasformandosi in un vero e proprio palcoscenico. Scenografie che oggi si darebbero per scontate, ma che allora sembravano fantascienza.
La grande pista era divisa in due campate autonome, che potevano operare con generi musicali distinti, a cui si aggiungeva una terza sala più raccolta e, nelle stagioni calde, il grande giardino estivo. Il locale era stato concepito fin dall'origine per trasformarsi, all'occorrenza, in teatro o sala congressi — un concetto di polivalenza che Monti stesso definiva «difficile da far digerire, ma l'unica soluzione per soddisfare contemporaneamente più esigenze».
Al piano seminterrato trovava posto un'osteria-pub, mentre il ristorante I Sette Cardinali offriva ristorazione di livello con accesso diretto alla discoteca per chi voleva il pacchetto completo inserendo la serata a tavola. La struttura esagonale del corpo principale era ispirata, secondo le parole dello stesso Monti, alle capanne indio del Guatemala, copiate durante i suoi viaggi quando «ancora potevo girare il mondo».
La Brocca dell'Amicizia: il riconoscimento di una comunità
Quell'anno, il 1987, non fu solo l'anno dell'inaugurazione del Gufo. Fu anche l'anno in cui la Pro Loco di Brisighella assegnò a Ugo Monti la Brocca dell'Amicizia — il massimo riconoscimento pubblico istituito dall'associazione nel 1965 per chi ha legato il proprio nome e la propria attività a Brisighella e alla sua gente.
Un elenco prestigioso, quello dei destinatari del premio: da Giuseppe Bentini, presidente delle Terme, a Bruna Bondi Solieri, poetessa, fino a Giorgio Vecchietti, dirigente RAI TV, e Padre Eligio Gelmini. Ugo Monti figurava tra loro come rappresentante di una certa idea di Brisighella: quella di un paese capace di guardare avanti senza dimenticare le proprie radici.
La brocca in ceramica dipinta a mano — quella che vedete nelle fotografie, con la scritta «A Ugo Monti 1987» incisa sul fronte e lo stemma araldico sul retro — era il simbolo fisico di quel legame. Un oggetto che oggi assume un significato ancora più malinconico.
Da Il Gufo a Burrocacao: vent'anni di notti romagnole
Il locale cambiò nome nel tempo, come spesso accade ai luoghi che resistono alle mode adattandosi ad esse. Dopo la stagione de Il Gufo, la struttura passò nelle mani di Bruno Cristofori, già proprietario del Baccara Music Hall di Lugo, e assunse i nomi con cui molti romagnoli la ricordano: Hyppopotami, Chicaloca, infine Burrocacao.
Chiunque sia cresciuto in Romagna tra la fine degli anni Ottanta e i primi Duemila ha un ricordo legato a quel posto. Migliaia di giovani — di Brisighella, di Faenza, della vallata, di tutta la Romagna — ci sono passati almeno una volta. Era uno di quei luoghi che non hanno bisogno di spiegazioni per chi li ha vissuti.
La chiusura definitiva arrivò nel 2014. Da allora, l'immobile era rimasto abbandonato: allagamenti, incuria, aste giudiziarie andate deserte. Un progressivo degrado che ha trasformato quello che era stato un simbolo di vitalità e modernità in una presenza silenziosa e dimenticata ai margini della strada.
L'ultimo atto
Ieri notte, l'incendio ha fatto il resto. Le fiamme hanno divorato ciò che il tempo aveva già consumato a metà. Non c'è più nulla, adesso. Solo cenere dove c'era musica, buio dove c'erano luci, silenzio dove c'era vita.
Resta la Brocca dell'Amicizia — quella che Brisighella consegnò a Ugo Monti nel 1987, anno di grandi speranze. Resta un articolo ingiallito su La Palla, aprile 1987, che racconta di un uomo che credeva nel futuro di questo paese e ci aveva investito tutto. Restano i ricordi di chi c'era.
Il sogno di Ugo Monti è svanito tra le fiamme. Ma Brisighella non dimentica.


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