SICCITÀ SULLE COLLINE BRISIGHELLESI, COLDIRETTI: OLTRE 100 AZIENDE SENZ'ACQUA E RACCOLTI A RISCHIO
Brisighella 15.07.26 - Un inizio d'estate segnato da temperature elevate e dall'assenza di piogge sta mettendo in seria difficoltà l'agricoltura delle colline brisighellesi. A lanciare l'allarme è Coldiretti Ravenna, che stima in oltre cento le aziende agricole rimaste di fatto prive di risorse idriche in un'area che dal territorio di Brisighella si estende fino a Riolo Terme e a Casola Valsenio.
A destare maggiore preoccupazione è la condizione della frutta in fase di maturazione. Albicocche, kiwi e susine rischiano letteralmente di seccarsi sulla pianta a causa del caldo persistente, mentre i vigneti faticano a condurre l'uva verso una corretta maturazione. Anche gli uliveti iniziano a manifestare i primi segnali di sofferenza legati alla scarsità d'acqua.
Secondo l'organizzazione agricola, all'origine della crisi ci sono due fattori principali. Da un lato il divieto di prelevare acqua dai corsi d'acqua, imposto dalla normativa regionale per garantire il cosiddetto Deflusso minimo vitale (DMV) nei periodi di magra, che ha lasciato molte imprese senza possibilità di irrigare. Dall'altro i danni provocati in passato da frane e alluvioni a numerosi bacini e invasi collinari, in diversi casi ancora inutilizzabili perché non ripristinati.
Il direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini, ha evidenziato come nelle aree di pianura le aziende riescano ancora a resistere, pur a fronte di costi di irrigazione molto elevati, grazie alla rete dei canali; in collina, invece, la combinazione tra caldo prolungato, mancate precipitazioni e impossibilità di attingere acqua sta compromettendo seriamente le coltivazioni proprio nel momento in cui l'irrigazione risulterebbe indispensabile per salvare i raccolti e preservare le piante. A rendere il quadro ancora più delicato, ha aggiunto, è la situazione degli agricoltori di collina e di montagna che negli anni avevano investito nella realizzazione di piccoli invasi e che oggi non possono più farne uso.
Sul fronte delle richieste, l'associazione si muove su due direttrici. In via immediata chiede alla Regione una deroga d'emergenza al blocco dei prelievi, così da consentire agli agricoltori di irrigare, e una revisione complessiva delle regole sugli attingimenti, ritenute da aggiornare sia in ragione dei mutamenti climatici degli ultimi anni sia per le cause di forza maggiore che rendono inutilizzabili i laghetti irrigui. In una prospettiva più ampia, Coldiretti torna a sollecitare un piano nazionale per la costruzione di nuovi invasi e bacini di accumulo, capaci di raccogliere e conservare l'acqua piovana da impiegare nei mesi più asciutti. In gioco, secondo l'organizzazione, c'è il futuro di un territorio produttivo su cui continuano a scommettere anche molti giovani imprenditori.
A destare maggiore preoccupazione è la condizione della frutta in fase di maturazione. Albicocche, kiwi e susine rischiano letteralmente di seccarsi sulla pianta a causa del caldo persistente, mentre i vigneti faticano a condurre l'uva verso una corretta maturazione. Anche gli uliveti iniziano a manifestare i primi segnali di sofferenza legati alla scarsità d'acqua.
Secondo l'organizzazione agricola, all'origine della crisi ci sono due fattori principali. Da un lato il divieto di prelevare acqua dai corsi d'acqua, imposto dalla normativa regionale per garantire il cosiddetto Deflusso minimo vitale (DMV) nei periodi di magra, che ha lasciato molte imprese senza possibilità di irrigare. Dall'altro i danni provocati in passato da frane e alluvioni a numerosi bacini e invasi collinari, in diversi casi ancora inutilizzabili perché non ripristinati.
Il direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini, ha evidenziato come nelle aree di pianura le aziende riescano ancora a resistere, pur a fronte di costi di irrigazione molto elevati, grazie alla rete dei canali; in collina, invece, la combinazione tra caldo prolungato, mancate precipitazioni e impossibilità di attingere acqua sta compromettendo seriamente le coltivazioni proprio nel momento in cui l'irrigazione risulterebbe indispensabile per salvare i raccolti e preservare le piante. A rendere il quadro ancora più delicato, ha aggiunto, è la situazione degli agricoltori di collina e di montagna che negli anni avevano investito nella realizzazione di piccoli invasi e che oggi non possono più farne uso.
Sul fronte delle richieste, l'associazione si muove su due direttrici. In via immediata chiede alla Regione una deroga d'emergenza al blocco dei prelievi, così da consentire agli agricoltori di irrigare, e una revisione complessiva delle regole sugli attingimenti, ritenute da aggiornare sia in ragione dei mutamenti climatici degli ultimi anni sia per le cause di forza maggiore che rendono inutilizzabili i laghetti irrigui. In una prospettiva più ampia, Coldiretti torna a sollecitare un piano nazionale per la costruzione di nuovi invasi e bacini di accumulo, capaci di raccogliere e conservare l'acqua piovana da impiegare nei mesi più asciutti. In gioco, secondo l'organizzazione, c'è il futuro di un territorio produttivo su cui continuano a scommettere anche molti giovani imprenditori.
.jpg)

Commenti
Posta un commento